2016 ottimo anno per investimenti alberghieri

By On 13th February 2017

Milano • “A livello globale, il 2016 è stato un ottimo anno per le transazioni immobiliari nel comparto alberghiero: non si vedevano dati del genere dal 2007. L’Europa è il terzo mercato al mondo”, lo ha affermato James Chappell, Global Business Director, Horwath HTL, durante la presentazione del rapporto Horwath Hotels & Chains 2017 realizzato con Associazione Italiana Confindustria Alberghi, che si è tenuta questa mattina all’Università Bocconi di Milano. “Il turismo continua a essere un settore chiave dell’economia mondiale”, gli fa eco Zoran Bacic, Managing Partner Horwath HTL. “I dati positivi del 2016 dimostrano l’elasticità del comparto rispetto a catastrofi naturali, minacce terroristiche e la perdita di slancio economico di alcune aree”, conclude. “Secondo il nostro censimento, nel 2016 in Italia ci sono 1.400 hotel affiliati a catene alberghiere, per un totale di 155.000 camere e 204 brand. La presenza delle catene è molto diffusa nel territorio: se consideriamo infatti solo le maggiori città, si arriva soltanto al 35% della presenza di catene alberghiere in Italia”, commenta Giorgio Ribaudo, Projetc Manager di Horwath.

Dopo la presentazione del report, che ha visto la partecipazione anche di Giorgio Palmucci, Presidente Associazione Italiana Confindustria Alberghi, si è svolto il dibattito Strategie e implicazioni sul mercato italiano, che ha visto protagoniste alcune delle principali catene alberghiere presenti sul mercato italiano. Alla tavola rotonda è intervenuto Chema Basterrechea, CEO NH Hotels: “NH ha scommesso molto sull’Italia. Negli ultimi anni abbiamo aperto 18 strutture sul territorio nazionale”, ha dichiarato. Chi vuole favorire lo sviluppo delle catene alberghiere nel nostro Paese è Cassa Depositi e Prestiti, come afferma Alessandro Belli, Head of Tourism Real Estate CDP Investimenti SGR. “CDP ha un piano di investimenti nel real estate per 3,8 miliardi di euro, con una particolare attenzione al turismo in quanto volano economico del Paese. Puntiamo a far crescere le catene alberghiere in Italia, favorendo la separazione tra proprietà e gestione”. Più cauta è la posizione di Domenico Bilotta, Managing Director Investire SGR: “È dal 2004 che vedo le SGR affannarsi per costruire strumenti dedicati al settore del turismo; perchè in 12 anni non si è arrivati a nessun risultato? Perché in Italia quello degli alberghi è un mercato troppo frammentato, in mano principalmente alle famiglie”. Evidenzia le criticità del sistema ricettivo italiano anche Giampiero Schiavo, amministratore delegato Castello SGR: “L’Hospitality italiana ha ancora grandi problemi. In Italia il capitalismo familiare è ancora molto elevato e con la crisi, che secondo me durerà ancora parecchio, arriveranno ancora molti distressed asset sul mercato. Inoltre la qualità delle strutture alberghiere è mediamente davvero bassa”, conclude Schiavo. All’evento ha partecipato anche Luca Boccato, CEO HNH Hotels & Resorts, un’azienda familiare white label muli-brand e utilizza brand di diverse catene internazionali. “Ora abbiamo deciso di avviare una completa ristrutturazione societaria, separando completamente la proprietà della gestione. E noi ci concentreremo su quest’ultima”, dichiara Boccato. Enzo Casati, direttore generale Starhotels, prima catena alberghiera italiana, sottolinea come il mercato alberghiero italiano sia polverizzato, affemando che “in altri Paesi europei, con 7 alberghi e 897 camere non potresti essere la primaria catena nazionale. Al momento ora i nostri asset sono di proprietà, ma ci introdurremo sicuramente nell’ambito delle gestioni professionali”. Renzo Iorio, amministratore delegato Accor Hotels Italia, sposta l’attenzione sull’importanza del cliente, che deve essere al centro delle scelte della catena alberghiera. “Oggi – dichiara Iorio – l’attaccamento del cliente è fondamentale; e la capacità del brand di essere attaccato al cliente su una rete più ampia è un valore aggiunto. Per questo stiano portando avanti acquisizioni su tutte le modalità di consumo del cliente”.

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